Negli ultimi anni sono dilagate manifestazioni di malessere sociale a carico dei più giovani (principalmente adolescenti e pre adolescenti) che sono sfociate in episodi di Bullismo, spesso esacerbati dalla situazione di privazione della socialità accentuata dal periodo del covid che si è sovrapposta alla fisiologica insicurezza che si vive nella delicatissima fase dello sviluppo.
I ragazzi già fragili a causa dei cambiamenti cui la natura li sottopone si sono trovati anche vittime di distorsioni della socialità legate all’uso di dispositivi digitali amplificati da scarso confronto personale.
In questo contesto sono dilagate da una parte la passione per le attività violente spesso perpetrate nei confronti dei più deboli che costituiscono facili prede accentuando comportamenti di branco, dall’altra la scarsa capacità di farsi valere nel timore di essere vittime.

Il programma di Seishin Dojo Ancona si basa sulla pratica del Contact JuJitsu (KakutoDo) e fornisce agli adolescenti strumenti concreti di sicurezza personale, autostima e rispetto per l’altro:
Attraverso il confronto fisico ritualizzato e l’etichetta tradizionale, i ragazzi imparano a gestire la propria aggressività e a neutralizzare le dinamiche di prevaricazione, trasformando la paura in consapevolezza
Il Contact JuJitsu è particolarmente efficace proprio perché “normalizza” il confronto fisico, togliendo la paura dello scontro che spesso alimenta l’insicurezza.
La nostra idea, mutuata da decenni di esperienza nell’insegnamento delle arti marziali a bambini, ragazzi ed adulti è che la pratica di un’arte marziale da contatto (ovvero in cui si contempla non solo la forma tecnica ma anche lo scontro/confronto fisico, seppur ritualizzato allo scopo di renderlo sicuro) fornisca solide basi di sicurezza personale che consentono sia di gestire il rapporto con i coetanei più prepotenti che di convogliare l’aggressività che può sfociare in atti di prevaricazione e di bullismo:

- significativo aumento dell’autostima, della sicurezza in se stessi,
- sviluppo della capacità di gestire il confronto fisico in un ambiente sicuro e controllato.
- canalizzazione dell’aggressività e prevenzione di atti di prevaricazione.
- acquisizione del rispetto per l’avversario e per le regole (etichetta e disciplina).
- creazione di un “luogo sicuro” per mettersi alla prova (fisicamente e psicologicamente).
Tutto ciò consente ai ragazzi di imparare a gestirsi all’interno di uno schema sociale e di esprimersi al meglio anche rispettando delle regole imposte.
Quando ci si trova nella fase critica dell’adolescenza si viene a creare un luogo sicuro (il DOJO, il luogo dove si pratica) in cui mettersi alla prova, con variabili che possono essere circoscritte in un perimetro noto, dove si affrontano attività che sono oggettivamente impegnative sia fisicamente che psicologicamente (come affrontare un “combattimento rituale” con un avversario).
La pratica di un’arte marziale a contatto pieno crea un legame fortissimo con i compagni di allenamento proprio perché si condivide anche lo “spazio vitale”, si infrange il limite di sicurezza della distanza interpersonale: nelle arti marziali la squadra è il dojo dove ognuno ha il suo posto e dove ognuno si sente a casa.
Purtroppo si è portati a credere che uno sport individuale non aiuti la socialità, ma un’arte marziale a contatto richiede necessariamente “l’altro” per essere praticata e questo offre un’opportunità ineguagliata di creare legami costruttivi e duraturi come poche altre esperienze sono in grado di fare.
Tanto prima e tanto più a lungo si praticano le arti marziali a contatto, quanto più radicato e duraturo è il beneficio in termini di sicurezza in se stessi e di autostima.

Nella nostra esperienza abbiamo avuto moltissimi feedback di ragazzi timidi insicuri ed introversi che sono letteralmente sbocciati in persone molto più sicure e prive di timore verso gli altri.
Dato che spesso le vittime del bullismo sono spesso le persone che cedono alla pressione degli altri (spesso manifestata fisicamente) trovandosi così nella condizione di essere “prese di mira”, avere una sicurezza nelle proprie capacità fisiche e sapersi orientare all’interno dei propri punti di forza e delle proprie debolezze è qualcosa che può fare la differenza; molta differenza!
Mai abbiamo suggerito di usare violenza per evitare la violenza: crediamo invece che si possa meglio gestire la relazione con coetanei più prepotenti quando non se ne ha paura, perché il confronto/scontro fisico non è più uno sconosciuto ma qualcosa a cui ci si è gradualmente e costruttivamente abituati.
Non si tratta di imparare a combattere,
ma di imparare a non avere paura.

Invitiamo le scuole e le famiglie a scoprire come il Contact JuJitsu possa essere la chiave per una crescita equilibrata e sicura dei nostri ragazzi.











